Kelebek è tornato infine alla sua vocazione originaria, quella di "acuto" indagatore dei giochi di potere della TFP brasiliana, la cui longa manus si celerebbe financo “dietro” portali italiani come il Totus Tuus Network. (1) E ancora una volta però palesa i limiti oggettivi della propria “indagine”.
Come tutti i complottisti Kelebek di fatto ignora, volutamente o meno, la distinzione tra dottrine e movimenti storici che a dette dottrine si ispirano, nota anche al magistero pontificio (2). Ne consegue che per il complottista la contiguità dottrinale diventa prova certa della dipendenza da una medesima centrale operativa.
Con buona pace di Kelebek e dei suoi fans, cattolici “islamizzanti” in primis (3), avere il medesimo riferimento teologico, perfino l'identico livre de chevet, nella fattispecie Rivoluzione e Contro-rivoluzione di Plinio Corrêa de Oliveira, non comporta ipso facto un’affiliazione comune.
Dunque la TFP brasiliana è un conto (ogni TFP ha autonomia giuridica dalle altre, com’è noto), la TFP in generale un altro, il pensiero di Oliveira un altro ancora. Per usare un esempio tratto dalla sociologia, all’ultimo, ostinato ammiratore degli scritti di Auguste Comte (1798-1857), laico alfiere di una «Religione dell'umanità», verranno imputati i culti effettivamente bizzarri della "Chiesa positivista" da lui fondata (e tuttora attiva in Brasile)?
(1) Cfr. Tradizione, Famiglia e Proprietà TFP - 1.
(2) Cfr. Pacem in terris, n. 84.
(3) Cfr. Siro Mazza, «Fratello» Magdi, 24/03/08 (notare il riferimento all'«amico» Miguel Martinez); Maurizio Blondet, Meno male, è solo Magdi Allam, 23/03/08. Simili invettive proiettano un’ombra inquietante sulla fede degli “islamizzanti”. È d’uopo infatti chiedersi se ancora di fede cattolica si tratti, e non di gnosi. È evidente che per gli “islamizzanti” autentico cristiano “illuminato” è unicamente il compagno di strada arruolato nella lotta senza quartiere contro il “malvagio” Quarto Reich israelo-americano, laddove il “resto” dei cattolici va ad ingrossare le fila della sciocca manovalanza del Faraone Bush, se non dei suoi (atei) servi devoti. Un simile dualismo sociologico tra “illuminati” e “non illuminati” è uno dei tratti tipici delle moderne gnosi politiche. Evidente che, all’interno di una simile prospettiva, sia la fides ex auditu (lo gnostico “vede” l’orrore del sistema, è “illuminato”) che la realtà sacramentale contino poco o nulla.
Per questo si può parlare, adattando all’uso un’espressione impiegata da Del Noce a proposito del progressismo, di «unità del fenomeno antimperialista». Nel giudizio di Del Noce, ricordo, il progressista cattolico è più affine al progressista non cattolico che al cattolico non progressista. Lo stesso, mutatis mutandis, può dirsi degli odierni “islamizzanti”.
Tra le polemiche scatenatesi all’indomani della conversione di Magdi Allam spicca la contrapposizione tra il carattere «pubblico-mediatico» e, perciò, «imprudente» e «inopportuno» della liturgia battesimale officiata da Benedetto XVI e la natura «privata» e «prudente» di un’altra conversione celebre quanto controversa, quella di Eugenio Zolli. Una conversione, la seconda, dunque in qualche modo «più autentica», questa è la velenosa tesi sottesa. «Fuori concorso» invece le miserabili dietrologie spintesi al punto di insinuare il sospetto sulle genuine intenzioni di Magdi Allam.
Sempre che le due vicende siano equiparabili, è d’uopo però ricordare che nonostante il carattere «privato» della conversione di Zolli la notizia del battesimo ricevuto dall’ormai ex Rabbino Capo di Roma fece il giro del mondo sui giornali nei giorni immediatamente successivi, suscitando una ridda di polemiche peraltro ancor oggi non sopite.
Questo per quanto concerne la pretestuosità di simili polemiche (meglio sarebbe chiamarle invettive).
A certi «predicatori internettiani» sempre prodighi di astiose illazioni farebbe però bene la lettura del primo libro scritto da Zolli, con tanto di imprimatur, dopo l'approdo nella Chiesa romana (anche se è assai probabile che il volume fosse già pronto da tempo, in attesa solo di essere stampato). Il libro in questione è Antisemitismo, pubblicato dalla casa editrice A.V.E. nel 1945 e ristampato da San Paolo nel 2005.
In questo lungo excursus storico-religioso sull’insorgere dell’antisemitismo Zolli cita un caso che diremmo di vera e propria controtestimonianza da parte di taluni membri della Chiesa «nella misura in cui, per aver trascurato di educare la propria fede, o per una presentazione ingannevole della dottrina, od anche per i difetti della propria vita religiosa, morale e sociale, si deve dire piuttosto che nascondono e non che manifestano il genuino volto di Dio e della religione» (Gaudium et Spes, n. 19)
Si tratta delle intemperanze verbali di alcuni predicatori nei confronti dei giudei, che nel 1429 costrinsero Martino V a pubblicare una Bolla con la quale vietava loro la prosecuzione dei discorsi irritanti: «Gli Ebrei italiani – diceva la Bolla – si sono da Noi lagnati che alcuni predicatori invitano i cristiani a rompere ogni rapporto con gli Ebrei (…) minacciandoli di scomunica. Inoltre accusano gli ebrei di tutti i delitti possibili e attribuiscono loro la colpa di ogni sventura e pena dei cristiani. Con ciò li aizzano sicché quelli li canzonano, oltraggiano con fatti e uccidono e in tal modo suscitano tra loro una grande amarezza mentre trattati con bontà e umanità, forse si sarebbero convertiti» (cit. in Eugenio Zolli, Antisemitismo, Ed. San Paolo, 2005 (ed. or. 1945), p. 158).
Evidentemente contagiati dal clima di velenose insinuazioni, è difficile esimersi dal pensare che anche gli odierni denunciatori di complotti giudaici intravisti in ogni dove non sfuggirebbero alle reprimende di un redivivo Martino V.
Ormai sdoganato da catto-islamizzanti e nipotini di Massignon come «compagno di strada» in forza della comune resistenza contro l’oppressione del “Quarto Reich” israelo-americano, Kelebek sembra averci preso gusto, ad occuparsi di liste di proscrizione (1). Come sono finito nella lista di Kelebek?
Semplice: è stato sufficiente qualche anno fa, in una lunga serie di scambi sul newsgroup it.cultura.religioni, mettere in forse la bontà della “critica sociologica” di Kelebek nei confronti di Introvigne e il Cesnur, la cui pretestuosità, per chi abbia una minima infarinatura nel campo delle scienze sociali, si palesa pressoché all’istante (2).
Questo per non parlare delle pure e semplici manipolazioni testuali (3).
Per restare nel campo dei metodi manipolatori, prendiamo l’articolo Da Poitiers a Bologna. Il Cardinale Crociato, palesemente dedicato, tra le altre cose, alla denigrazione del Cardinale "islamofobo" Giacomo Biffi. Non è necessario entrare nel merito delle ridicole asserzioni di Kelebek, che distorcono chiaramente il pensiero di Biffi, tanto meno desidero fare della facile ironia sulla sua apologia dell’Islam in nome della “laicità” dello Stato. Del resto per rivelare l’intenzione denigratoria dell’”articolo” sarebbe sufficiente mettere in rilievo il frequente impiego di una tecnica diffamatoria di bassa lega, che consiste nel giustapporre la foto di un individuo e un’immagine ridicola, caricaturale o fortemente negativa, come per attribuire alla prima le qualità negative della seconda. Nell’articolo sul «cardinale crociato» una foto di Biffi è infatti accostata a una maschera dalle fattezze pagliaccesche.
Una variante della medesima tecnica è quella di pubblicare immagini dell’individuo “da denigrare” ritratto in pose buffe o strane. Questa modalità è sovente applicata a Introvigne, vittima designata del demenziale dossier di Kelebek.

Per meglio chiarire il metodo con cui questi “lavori” sono confezionati, basti pensare che verso la fine di dicembre 2001, sempre nel summenzionato articolo del «cardinale crociato», era visibile quanto segue, compresa cioè la parte grassettata:
«Nel novembre del 2000 - quasi un anno prima dell'attacco al Centro Mondiale del Commercio e al Pentagono - i vescovi dell'Emilia Romagna, guidati dal Cardinale Biffi, hanno approvato un documento di quaranta pagine che rimarrà nella storia. Il documento, scritto materialmente da un certo Don Davide Righi, fa seguito ad altri testi in cui il Cardinale Biffi - che definisce l'Islam una "cultura del niente" - ha invitato lo Stato italiano, laico fino a prova contraria, a discriminare gli immigrati in base alla loro fede religiosa».
Ora, il testo in grassetto contiene un’evidente contraffazione. Come si può infatti evincere dalla semplice lettura del testo originale, l’accenno biffiano alla «cultura del niente» non è affatto riferito all’Islam (4). In seguito alla segnalazione di chi scrive sul newsgroup it.cultura.religioni (5), unitamente, il va de soi, al doveroso sbeffeggiamento di Kelebek e dei suoi metodi, il testo dell’articolo è stato emendato dall’espressione falsamente attribuita a Biffi, scomparsa ovviamente senza alcuna rettifica o richiesta di scuse (che, al contrario, chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale dovrebbe considerare, a loro volta, doverose: evidentemente non è il caso dell'estensore dell'articolo). Si sa, crociati e cristianisti - oscurantisti per definizione, tanto più una volta identificati come sciocchi servi del duo Israele-Usa - non meritano nulla del genere.
Direttamente ed espressamente interpellato dal sottoscritto (6), il buon Kelebek giustificava la manipolazione ai danni del cardinale elargendo al mondo di internet la perla di questa “ovvia” spiegazione: «A forza di copia e incolla e riscrittura, l'affermazione di Biffi - che si riferiva alla cultura laica - è rimasta attribuita all'islam» (7). Senza parole.
(1) Cfr. Scoperta lista di proscrizione, 12/02/08; Caccia al re del copincolla, 09/02/08.
(2) Cfr. ad esempio il thread Introvigne: un “asinus in cathedra”?, it.cultura.religioni, 23/03/2001.
(3) Vedi, nella mia risposta del 24/03 a Martinez, il punto c.
(4) In un'intervista di una decina d'anni fa mi è stato chiesto con invidiabile candore: «Ritiene anche Lei che l'Europa sarà cristiana o non sarà?». La risposta di allora può aiutarmi a chiarire il mio pensiero di oggi. «Io penso - dicevo - che l'Europa o ridiventerà cristiana o diventerà musulmana. Ciò che mi pare senza avvenire è la "cultura del niente", della libertà senza limiti e senza contenuti, dello scetticismo vantato come conquista intellettuale, che sembra essere l'atteggiamento dominante nei popoli europei, più o meno tutti ricchi di mezzi e poveri di verità. Questa "cultura del niente" (sorretta dall'edonismo e dalla insaziabilità libertaria) non sarà in grado di reggere all'assalto ideologico dell'Islam che non mancherà: solo la riscoperta dell"'avvenimento cristiano" come unica salvezza per l'uomo e quindi solo una decisa risurrezione dell'antica anima dell'Europa potrà offrire un esito diverso a questo inevitabile confronto» (Nota pastorale La città di San Petronio nel terzo millennio, 12/09/2000, n. 50).
(5) Cfr. Da It.Cultura.Cattolica, it.cultura.religioni, 13/03/2002.
(6) Cfr. I metodi di Martinez, it.cultura.religioni, 07/06/2002.
(7) Risposta di Kelebek del 07/06/2002. Notare tra l’altro il continuo riferimento al mio luogo di residenza. Della serie: "so chi sei e dove vivi".
- Conservazione: «Al conservatorismo si giunge dottrinalmente attraverso la critica dell’Utopia […] e delle sue conseguenze pratiche, [e] viene fatta in nome dell’esperienza. Si arriva con ciò al principio generale che la durata di istituzioni in un determinato paese, è la prova della loro ragione di essere; che si potranno operare modificazioni e miglioramenti, ma sempre nel loro orizzonte. Questa genesi mostra come il conservatorismo sia generalmente legato a un empirismo di tipo scettico; talvolta però anche a uno storicismo di tipo idealistico, sulla base perciò di una identificazione di Dio con la storia» (pp. 17-18).
Com’è noto, recenti disavventure col direttore di “Avvenire” ne hanno causato la cacciata dal quotidiano della Cei. Da allora, Blondet alterna articoli su “La Padania” a un’attività pressoché quotidiana sul giornale Effedieffe on-line, impegnandosi, tra le altre cose, in una polemica infinita con Massimo Introvigne, reo secondo Blondet di eccessivo “filo-giudaismo”. (1) Si tratta dell'articolo Su Solov'ev, del 23/03/07.
(2) Poco importa che il cardinal Biffi abbia definito Solov’ëv «un profeta e un maestro», un «appassionato difensore dell’uomo e allergico a ogni filantropia; apostolo infaticabile della pace e avversario del pacifismo; propugnatore dell’unità tra i cristiani e critico di ogni irenismo; innamorato della natura e lontanissimo dalle odierne infatuazioni ecologiche: in una parola, amico della verità e nemico dell’ideologia. Proprio di guide come lui abbiamo oggi un estremo bisogno» (Vladimir Sergeevic Solovev: un profeta inascoltato, Intervento al Convegno “La passione per l’unità": Vladimir Solo’vëv (1853-1900), 4 marzo 2000)
(3) Lo stesso trattamento Blondet riserva ad Introvigne. Nel suo post Complici di questa barbarie del 30/01/2007 un articolo del sociologo del Cesnur viene aspramente criticato letteralmente “per sentito dire” («Mi dicono che Massimo Introvigne, su Il Giornale, spiega la guerra civile in corso a Gaza con la barbarie araba»), quando una semplice scorsa all’articolo “incriminato” basta a mostrare che Introvigne di tutto vi parla fuorché di «barbarie araba». Il giudizio sulla serietà di un simile modo di procedere lo lascio al giudizio di chi legge. Tra l’altro gli articoli di Introvigne pubblicati da “il Giornale” sono reperibili con facilità estrema, e praticamente in giornata, sul sito del quotidiano stesso o su quello del Cesnur.
(4) Cfr. Ignace de La Potterie, Qualche osservazione su due passi di Giovanni nella nuova versione CEI del Nuovo Testamento, ora in Storia e mistero. Esegesi cristiana e teologia giovannea, SEI, Torino 1997, pp. 183-189. L’articolo del p. de La Potterie fu poi ripreso da Messori su “Jesus”, mentre Antonio Socci intervistò il padre gesuita proprio a questo riguardo sul “Sabato”.